Un pomeriggio estivo

Era un pomeriggio estivo, caldo, come ci si aspetta. Ma il sole non c’era più. Anzi: aveva già piovuto un po’.

C’era qualcosa di strano nell’aria. Non era l’umidità e il caldo. Non era l’inquinamento sempre presente in quella grande città. Era tutt’altro. Sembrava la fine del mondo.

Sì, proprio questo: sembrava la fine del mondo.

Era un pomeriggio estivo. Bello. Caldo e umido. La luminosità del giorno lasciava spazio per il buio che, pian piano arrivava.

Era come un presagio, un’ombra sulla città ma, allo stesso tempo, tutti seguivano la vita come se non ci fosse niente. Le macchine ferme nel traffico, i pedoni che camminavano in fretta. Nessuno quasi parlava, c’erano solo i rumori di una città troppo affollata. Si vedeva la stanchezza, lo stress, la paura. Ma nessuno vedeva lo spettacolo che sembrava la fine del mondo.

È difficile spiegare com’era il cielo quel giorno: un miscuglio di grigio e arancione, con nuvole basse che sembravano quasi voler toccare i palazzi. Un’atmosfera irreale, come in un sogno che prelude al risveglio. Solo quei pochi che hanno alzato la testa l’hanno visto. Avranno avuto la mia stessa sensazione? Non lo so. Non lo saprò mai.

Era un pomeriggio estivo e sembrava la fine del mondo. Ma non lo era. Siamo ancora qui. Per quanto tempo? Non lo so. Mi chiedo: sapremo mai riconoscere la fine del mondo quando arriverà.

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